Dopo l’attribuzione della responsabilità della guerra a Vittorio Emanuele, i partiti mettono la corona in discussione

La maggior parte dei partiti già  attribuiva in effetti alla monarchia, ed a Vittorio Emanuele III in particolare, la responsabilità  di aver appoggiato il fascismo e quindi anche la responsabilità  di aver coinvolto l’Italia in una guerra disastrosa; ciò malgrado, alcuni in quel momento non reputavano utile né sostenibile con le forze del momento, aggiungere altri obiettivi quando la lotta in corso era già  tanto difficoltosa.

Il problema della rappresentatività alla fine della guerra: l’Italia nel caos

Le nuove formazioni (comprese le rinate prefasciste), per quanto velocemente riorganizzate con strutture adeguate, non potevano presentarsi al confronto delle idee con il sostegno di un qualsiasi segno di delega politica, non avevano cioè nessuna documentata prova di rappresentare alcuno: non essendosi tenute elezioni, non si sapeva quale fra i partiti potesse disporre del seguito più importante presso la cittadinanza.

Eventi in Italia dal 1943 al 1944

Eventi in Italia dal 1943 al 1944 – Il 25 luglio del 1943, quando la guerra a fianco della Germania ormai volgeva al peggio, Vittorio Emanuele III, in accordo con parte dei gerarchi fascisti, revocò il mandato a Mussolini e lo fece arrestare, affidando il governo al maresciallo Pietro Badoglio. …

Il fascismo e Vittorio Emanuele III

La conclusione della guerra, nel 1918, vide le tensioni all’interno del Paese cambiare di ragioni, allargandosi ad argomenti sociali: da una parte stavano le classi popolari, organizzate dai partiti di orientamento marxista, che spingevano per l’ottenimento di maggiori diritti anche sulla spinta della rivoluzione russa, dall’altra si stringevano invece le …

Lo Statuto Albertino e l’Italia liberale, agli albori della repubblica

La costituzione dell’Italia prima del 1946 era lo Statuto albertino, promulgato nel 1848 da Carlo Alberto, allora re di Sardegna. A suo tempo, la concessione dello Statuto aveva rappresentato un notevole avvicinamento della (allora) piccola monarchia sabauda verso le istanze pre-risorgimentali, e costituiva un passaggio reputato necessario, sebbene poi svolto in forme ben valide, prima di volgersi alla costruzione dello stato nazionale.

L’italia prima del referendum popolare

Malgrado la prima metà  del Novecento fosse profondamente segnata dall’esperienza fascista, l’Italia moderna si era avviata verso un percorso di democratizzazione da molto tempo. La stessa concessione dello Statuto (e delle altre riforme albertine), insieme all’allargamento della base elettorale (inizialmente elitaria, poi gradualmente ampliata sino alla soppressione del requisito di censo – ma sempre solo maschile, sino al referendum) si univa ad un crescente spessore della ricerca della certezza del diritto, argomento giuridico considerato importante strumento di parificazione dei cittadini nella comune e “certa” sottomissione alla comune e “certa” legge.