Dal Medioevo al Rinascimento

Con la invasione longobarda l’Italia rimase quindi suddivisa in due grandi zone d’influenza. I Longobardi occuparono le aree continentali della penisola, mentre i Bizantini conservarono il controllo di gran parte delle zone costiere, incluse le isole.

Fulcro delle province bizantine in Italia furono l’Esarcato d’Italia, corrispondente grosso modo all’odierna Romagna (detta Romania nel latino dell’epoca, proprio per sottolineare la sua appartenenza all’Impero Romano d’Oriente) con Ravenna capitale, e la limitrofa Pentapoli bizantina, serie di città  fortificate lungo la costa adriatica. Il potere supremo era esercitato dal luogotenente generale dell’imperatore bizantino, l’esarca, che aveva poteri quasi assoluti – sia vicili, sia militari – e doveva rispondere del suo operato soltanto all’imperatore. Formalmente bizantina era anche di Roma con il suo contado (il Ducato romano), ma in realtà  la città  era governata in modo quasi del tutto autonomo dal papa, in un primo embrione del futuro Stato della Chiesa.Dopo la morte di Alboino, vittima nel 572 di una congiura ordita dalla moglie Rosmunda, la corona fu affidata a Clefi. Tra i Longobardi il re era infatti generalmente eletto dall’assemblea del popolo in armi (Gairethinx), anche se non sarebbero mancati tentativi di rendere ereditaria la trasmissione del potere.

A essere eletti re, comunque, erano in genere gli esponenti di alcuni gruppi famigliari, tanto che nel corso della storia longobarda figurano diverse dinastie.Clefi estese ulteriormente i confini del regno e tentò di continuare la politica del suo predecessore, volta a spezzare gli istituti giuridico-amministrativi consolidatisi durante il dominio ostrogoto e bizantino attraverso l’eliminazione dell’aristocrazia latina, l’occupanzione delle sue terre e l’acquisizione dei suoi patrimoni. A differenza degli Ostrogoti, quindi, i Longobardi esautorarono del tutto l’elemento romanico, accentrando nelle mani dei duchi ogni potere. Nel 574 anche Clefi venne assassinato e per un decennio, detto Periodo dei Duchi, non fu nominato alcun successore e i duchi regnarono autonomamente sui loro possedimenti (574-584).L’interregno ebbe termine quando i duchi si resero conto che, separati, non avrebbero saputo reggere alla pressione militare dei Bizantini e dei Franchi; la corona venne quindi assegnata ad Autari, figlio di Clefi. Il nuovo re respinse entrambe le minacce e rafforzò la stabilità  del regno alleandosi con i Bavari. L’accordo fu siglato con le nozze del re con la principessa bavara Teodolinda; rimasta presto vedova (590), la regina si risposò con il duca di Torino Agilulfo, che subito dopo (591) fu proclamato re dei Longobardi.

La coppia, fondatrice della dinastia Bavarese, regnò congiuntamente e rafforzò ulteriormente il regno, garantendone i confini esterni e ampliandone l’area a danno die Bizantini. Il potere centrale venne rafforzato a danno di quello dei duchi, che furono affiancata da funzionari di nomina regia (gli sculdasci), fu avviata una maggior integrazione con i Romanici, anche attraveso l’avvio della conversione dei Longobardi dall’arianesimo al cattolicesimo, e stimolata la produzione artistica.La debole reggenza assunta alla morte di Agilulfo (616) da Teodolinda in nome del figlio Adaloaldo favorì l’opposizione della fazione più aggressiva dei duchi, ancora ariani e contrari alla poitica di pacificazione con i Bizantini e di integrazione con i Romanici. Nel 626 un colpo di Stato esautorò Adalaoaldo e portò sul trono l’ariano Arioaldo, che tuttavia dovette concentrare il suo impegno bellico a parare le minacce esterne portate dagli Avari a est e dai Franchi a ovest.

Il suo successore Rotari, re dal 636 al 652, ampliò ulteriormente i domini longobardi, rafforzò l’autorità  centrale anche sui duchi della Langobardia Minor e promulgò la prima raccolta scritta del diritto longobardo, l’Editto di Rotari. La nuova legislazione era d’ispirazione germanica, ma introduceva anche elementi desunti dal diritto romano e sostituì la faida (vendetta privata) con il guidrigildo (risarcimento in denaro stabilito dal re).La seconda metà  del VII secolo fu caratterizzata dal prevalere dei sovrani della dinastia Bavarese (Ariperto I, Pertarito, Godeperto, Cuniperto), che ripresero la consueta politica di pacificazione con i Bizantini e di integrazione con i Romanici sudditi del regno, tanto da arrivare infine alla completa conversione dei Longobardi al cattolicesimo. La continuità  dinastica fu tuttavia interrotta da tentativi di usurpazione ispirati dalle residue frange ariane: nel 662 il duca di Benevento, Grimoaldo, riuscì a esautorare Pertarito e a regnare per una decina d’anni con una pienezza di poteri maggiore di ogni suo predecessore; i suoi sudditi ne apprezzarono (come testimonia il grande storico longobardo Paolo Diacono) la saggezza legislativa, l’opera mecenatistica e il valore guerriero.L’VIII secolo si aprì con una grave crisi dinastica, che per più di dieci anni vide il Regno longobardo dilaniato da colpi di Stato, guerre civili e regicidi; soltanto nel 712, con l’ascesa al trono di Liutprando, l’Italia longobarda ritrovò compattezza.

Quello di Liutprando è anzi considerato il periodo di maggior splendore del Regno longobardo, caratterizzato da pacificazione interna, fermezza del potere centrale, grande rilievo internazionale e creatività  artistica (la cosiddetta “Rinascenza liutprandea”).Alla morte di Liutprando (744) il trono, dopo il brevissimo regno di Ildebrando, passò al duca del Friuli, Rachis. Definito “il re monaco”, Rachis fu un sovrano debole, incapace di opporsi tanto alle spinte autonomiste dei duchi quanto alle pressioni esercitate dal papa e dai suoi alleati Franchi; nel 749 fu deposto e sostituito dal fratello Astolfo, che riprese la via dell’espansione territoriale a danno dei residui possedimenti bizantini. Sotto la sua guida il Regno longobardo toccò la massima espansione territoriale, arrivando a occupare l’intero Esarcato (compresa la capitale Ravenna), ma tanto potere preoccupò il pontefice, che vedeva minacciato direttamente il suo Ducato romano. Papa Stefano

II invocò quindi l’aiuto del nuovo re dei Franchi, Pipino il Breve, che sconfisse Astolfo in due occasioni e lo costrinse a rinunciare alle sue conquiste.Alla morte di Astolfo, nel 756, il trono passò a Desiderio, che ne proseguì la politica con maggior accortezza: puntò soprattutto sulla coesione interna del regno e favorì la massima integrazione con i Romanici e con la Chiesa cattolica, fino a costringere il papa ad accettare una forma di tutela da parte del re longobardo.Nel 771 papa Stefano III invocò l’intervento del nuovo re dei Franchi, Carlo Magno, contro Desiderio. La guerra tra Franchi e Longobardi si concluse nel 774 con la vittoria di Carlo, che assunse il titolo di Rex Francorum et Langobardorum (“Re dei Franchi e dei Longobardi”) e unificò la parte dell’Italia che aveva conquistato (sostanzialmente la Langobardia Major) al suo Regno dei Franchi. Il papa riacquistò una piena autonomia, garantita da Carlo stesso, mentre a sud, nella Langobardia Minor, sopravvisse in piena indipendenza il longobardo Ducato di Benevento, presto elevato al rango di principato.

Nel 781 Carlo affidò l’Italia, sotto la sua tutela, al figlio Pipino. Il giovane sovrano avviò varie campagne di espansione verso nord, ma morì nell’810; pochi anni dopo morì anche il padre, Carlo Magno (814).Dopo la morte di Pipino, il potere venne assunto dal suo figlio illegittimo Bernardo. Nell’817, però, suo zio l’imperatore Ludovico il Pio assegnò l’Italia al proprio figlio, Lotario I; Bernardo tentò la ribellione, ma venne imprigionato e a partire dall’822 il dominio di Lotario sulla penisola divenne effettivo. Tra i suoi provvedimenti, uno statuto sulle relazioni tra papa e imperatore riservò il potere supremo alla potenza secolare; Lotario emise inoltre varie ordinanze per favorire un governo efficiente dell’Italia. La morte di Ludovico, avvenuta nel 840 causò vari tumulti tra gli eredi; Lotario si scontrò più volte con i fratelli, venendo infine sconfitto.Il titolo di re d’Italia venne inizialmente detenuto dai sacri romani imperatori (Ludovico II, Carlo il Calvo, Carlo III il Grosso), ma con l’indebolimento della compagine imperiale i territori del Regnum Italiae finirono in una sorta di anarchia feudale, dominata dai signori locali nonostante alcuni deboli monarchi si avvicendassero sul trono, arrivando anche talora a venire incoronati dal papa.

Tra l’888 e il 924 il titolo, al quale tuttavia non corrispondevano reali poteri, fu conteso da fra numerosi feudatari locali, sia di origine italiana sia provenienti da regioni limitrofe: Berengario del Friuli, Guido da Spoleto, Lamberto da Spoleto, Arnolfo di Carinzia, Ludovico III il Cieco e Rodolfo II di Borgogna.Un momento di maggior solidità  del Regnum fu il governo di Ugo di Provenza, che tra il 926 e il 946 regnò e cercò di risolvere le diatribe ereditarie sul titolo associandolo fin da subito a suo figlio Lotario II. Questi però scomparve già  nel 950, per cui gli successe il marchese d’Ivrea Berengario II, che a sua volta elesse come successore il figlio Adalberto. Berengario, temendo lotte e trame per il potere, fece perseguire la vedova di Lotario II, Adelaide, che si rivolse all’imperatore tedesco Ottone I, chiedendogli aiuto a fronte di quella che riteneva l’usurpazione della corona da parte di Berengario.Ottone colse il pretesto e scese in Italia, già  nelle sue mire per via delle vie di comunicazione che l’attraversavano, per la possibilità  di avviare un confronto con l’Imperatore bizantino, che possedeva ancora numerosi territori nella penisola (costa adriatica, Italia meridionale) e per instaurare un rapporto diretto con il papa. Dopo aver sconfitto, Berengario entrò nella capitale Pavia, sposò Adelaide e si cinse della corona italiana nel 951, legandola a quella dell’Impero romano-germanico. Da allora la corona d’Italia fu istituzionalmente connessa a quella imperiale, per cui fu automaticamente ereditata dai successori di Durante l’intero Alto Medioevo la Chiesa cattolica fu l’unico potere che si dimostrò capace di conservare, tramandare e sviluppare la cultura latina, sia attraverso il monachesimo, sia mediante la creazione di un potere temporale concretizzatosi nel centro Italia con lo Stato della Chiesa e capace di conservare la propria autonomia.Il cristianesimo fu uno dei più potenti collanti che, a partire dai regni romano-barbarici, permisero la convivenza e in seguito l’integrazione tra due mondi distanti tra loro: quello romanico e quello germanico. Favorito dalla condivisione della religione cristiana, dalla progressiva integrazione tra il diritto latino e il diritto germanico e dall’intersezione culturale tra gli elementi germanici di più recente insediamento in territorio italico e quelli di più antica formazione, di derivazione latina, nacque uno spirito propriamente europeo. Ovviamente tale fusione fu instabile e ci vollero secoli prima di trovare un equilibrio. Equilibrio che però, una volta raggiunto, portò ad apici di cultura e spiritualità , quali non solo le innovazioni tecnologiche, ma anche la fioritura delle università  come luoghi di diffusione e di ricerca del sapere.

Nei secoli più travagliati, invece, l’eredità  culturale classica era stata custodita prima con i monasteri cluniacensi, poi con quelli cistercensi. I monasteri medievali infatti si impegnarono a custodire il sapere di ogni tipo, dalla letteratura pagana (classici greci e latini) ai testi arabi di filosofia, matematica e medicina. E’ anche grazie alla lungimiranza dei monaci medievali che sono potuti fiorire i secoli dell’età  moderna.La posizione ambigua dei vescovi-conti, vassalli dell’imperatore che avevano anche cariche religiose, creati da Ottone I portò il papato e l’impero a scontrarsi su chi li avrebbe dovuti nominare. Il Papato reclamava per sè il diritto di nominarli, in quanto vescovi mentre l’impero reclamava lo stesso diritto, in quanto vassalli. Alle origini della disputa, chiamata lotta per le investiture, vi era anche il Privilegium Othonis del 962, una legislazione secondo la quale l’elezione del Pontefice avrebbe dovuto avvenire soltanto col consenso dell’Imperatore. nel 1059 il Concilio Laternanense abolì questa legislazione. La lotta entrò nel vivo con l’imperatore Enrico IV e il papa Gregorio VII. Quest’ultimo pubblicò nel 1075 il Dictatus Papae, documento nel quale sosteneva che solo il papa può nominare e deporre i vescovi. Enrico continuò nella sua politica e anzi, alle minacce di scomunica, convocò un sinodo a Worms nel quale dichiarava il papa deposto. Gregorio rispose scomunicando l’imperatore e dispensando quindi i suoi sudditi dal dovere di servirlo. Preoccupato da una rivolta di baroni che aveva approfittato della sua scomunica, Enrico si recò a Canossa dove il Pontefice si era rifugiato presso Matilde di Canossa e si umiliò pubblicamente invocando il perdono del Pontefice che ottenne (vedi umiliazione di canossa).

La lotta riprese nel 1080 quando Enrico venne di nuovo colpito da scomunica. Egli nominè subito un antipapa (Clemente III) e scese in Italia occupando Roma, ma il normanno Roberto il Guiscardo, alleato col Papa, lo costrinse alla ritirata. L’intervento normanno si traduss però in un saccheggio e Gregorio VII fu costretto a seguire il Guiscardo a Salerno dove morì nel 1085.Il contenzioso continuò tra i successori del Papa e dell’Imperaiore fino al 1122 quando le due parti firmarono il concordato di Worms. Le lotte tra papa e imperatore erano però ben lungi dalla fine.I Normanni, popolo di avventurieri provenienti dalla Normandia, arrivò nel XI secolo nel sud Italia. Aiutando militarmente vari potenti locali in lotta tra di loro riuscirono ad avere piccoli possedimenti, prime tra tutte la Contea di Aversa,nel 1030, e la Contea di Melfi nel 1043. Allarmato dall’espansione normanna, papa Leone IX tentò di arginarla, ma fu sconfitto a Civitate nel 1053. Negli anni seguenti i Normanni si adoperarono per migliorare i rapporti con il papato e espansero ulteriormente i loro territori nel Meridione. Nel 1059 papa Niccolò II nel concilio di Melfi riconobbe i territori normanni e, anzi, affidò a Roberto il Guiscardo il titolo di duca di Sicilia nonostante l’isola fosse allora sotto il controllo degli Arabi.Tra il 1061 e il 1091 Ruggero d’Altavilla, fratello di Roberto, iniziò la conquista della Sicilia sconfiggendo a più riprese gli Arabi. Nel 1071, infine gli ultimi baluardi bizantini, Brindisi e Bari, caddero in mano normanna. Nel 1113 Ruggero II riuscì a riunire nelle sue mani tutti i possedimenti normanni creando uno stato fortemente accentrato simile per molti versi ai moderni stati nazionali.Intorno al XI secolo si ha in Europa la fine delle invasioni: i magiari sono definitivamente sconfitti, i saraceni smettono di saccheggiare le coste italiane e i normanni si stabilizzano in Normandia e nel sud Italia. A ciò si unisce una generale ripresa demografica e l’introduzione di nuove tecniche agricole come la rotazione triennale e l’aratro pesante che permettono di avere raccolti più abbondanti.

La popolazione tende a trasferirsi dalle campagne alle città  che divengono i nuovi centri della società .Si sviluppano l’artigianato e il commercio e conseguentemente la moneta assume un’importanza maggiore. I mercati tendono ad allargarsi e si forma dunque una nuova classe media di mercanti e banchieri che mal si concilia con le istituzioni feudali.Così molte città  del nord e del centro Italia tendono a staccarsi dalle istituzioni feudali e a divenire indipendenti dal potere imperiale. E’ questo il caso di città  come Milano, Verona, Bologna, Firenze, Siena e di molte altre che si costituisco “liberi comuni”. Inizialmente il comune è retto da un Consiglio generale (spesso chiamato Arengo) che elegge due consoli. Successivamente in molti comuni fu istituito il potestà , una persona, possibilmente straniera  che reggeva il comune e che si presumeva essere al di sopra delle parti. Spesso i cittadini si riunivano in corporazioni o arti in modo da tutelare e regolamentare gli appartenenti a una stessa categoria professionale.Il protrarsi degli scontri tra impero e chiesa, la nascita di una borghesia mercantile, i cui interessi si opponevano frequentemente a quelli delle aristocrazie rurali, la lotta delle classi dirigenti urbane per acquisire quote di autonomia sempre più ampie, portò la società  comunale del tempo a dar vita a tutta una serie di correnti e schieramenti spesso contrapposti. Particolare rilievo ebbero, a partire dal XII secolo e fino almeno agli ultimi decenni del XIV secolo, le fazioni dei Guelfi e Ghibellini; i primi sostenuti dall’autorità papale, i secondi da quella imperiale.

Analogamente ai Comuni nell’entroterra si formano sulla costa le Repubbliche Marinare città  che riescono ad affermarsi e a svilupparsi rendendosi indipendenti dal potere feudale tramite il commercio marittimo. Le principali furono Amalfi, Pisa, Genova e Venezia.Amalfi fu la prima a svilupparsi e per lungo tempo mantenne il monopolio commerciale con l’Impero Bizantino (di cui formalmente faceva parte). Fu la prima delle città  occidentali ad adottare la bussola e la prima a stabilire un codice commerciale (le famose Tavole amalfitane). Lo sviluppo di Amalfi fu però stroncato dall’affermazione del regno normanno nel sud della penisola che, con la sua organizzazione fortemente accentrata, lasciò poco spazio allo sviluppo della città .Genova e Pisa allontanatisi più tardi dal contesto feudale in cui erano inserite riuscirono ad imporre la loro egemonia sul Mar Tirreno scacciando, tra il 1015 e il 1091 i Saraceni dalla Sardegna e dalla Corsica: Nel 1115 Pisa riesce a scacciare gli Arabi dalle Isole Baleari. I rapporti tra Pisa e Genova, inizialmente ottimi andarono via via peggiorando nel corso del tempo fino a sfociare in una guerra aperta nel XIII secolo che si concluderà  con la definitiva sconfitta di Pisa.Venezia, città  fondata su di una laguna durante le invasioni barbariche doveva la sua stessa esistenza alla pratica commerciale. Entrata nell’orbita dell’impero Bizantino riuscì a conquistarli, alla fine del IX secolo una posizione di indipendenza. Venezia divenne presto un importante nodo commerciale in quanto era in ottimi rapporti con Bisanzio e già  nell’Alto Medioevo commerciava il sale e le spezie con l’oriente.

Nel 1082 Venezia riuscì ad ottenere dai Bizantini la libertà  di commercio in tutto l’impero e l’esenzione dalle imposte commerciali. La città  era governata da un Doge che veniva eletto tra le famiglie più ricche. Nel 1172 si formò il Maggior Consiglio composto da 480 membri rinnovabili annualmente.In due diete, presso Roncaglia nel 1154 e nel 1158 egli afferma gli antichi privilegi feudali sulle città  che si erano rese di fatto indipendenti e ordina che siano ricondotte di nuovo sotto il potere imperiale. Per attuare questo programma manda dei messi imperiali in molti Comuni del nord Italia. In molte cittadine questi messi vengono scacciate provocando così la durissima reazione del Barbarossa che distrugge Crema (1159) e assedia Milano aiutato da varie città  lombarde come Como, Cremona e Pavia che colgono l’occasione di danneggiare la potente rivale. Dopo due anni d’assedio nel 1162 Milano fu costretta ala resa e rasa al suolo dalle forze imperiali. Intanto nel 1159 tentando di influire nella nomina del successore di papa Adriano IV si era inamicato il papato dando inizio a una nuova lotta. Federico nominò un’antipapa (Vittore IV) in opposizione a quello scelto dai cardinali romani. Intanto si cominciano a formare leghe anti imperiali tra i Comuni, appoggiate anche dal papato e da Venezia. Nel 1167 le due principali leghe ant-imperiali, capeggiate da Verona e da Cremona si fondono per formare la Lega lombarda. Contro di questa nel 1174 Federico Barbarossa scese di nuovo in Italia ma fu sconfitto rovinosamente nella Battaglia di Legnano (29 maggio 1176) che segnò la definitiva sconfitta dell’imperatore che nella pace di Costanza (1183) si vide costretto a riconoscere ampie autonomie ai Comuni.Se la politica del Barbarossa aveva fallito miseramente nei comuni Italiani egli riuscì, tramite un’accorta politica matrimoniale, ad insediare sul trono del Regno di Napoli suo figlio Enrico IV costituendo così un’unità  territoriale che andava dal Sud Italia alla Germania, chiudendo in una morsa il papato.

All’improvvisa morte di Enrico nel 1197, il figlio di questi, Federico fu preso in tutela dal pontefice Innocenzo III che sperava di farne un fedele alleato del papato e che si adoperava per restaurare il potere papale. Salito al trono del regno di Napoli e dell’Impero nel 1220 Federico II continuò la politica accentratrice dei sovrani normanni firmando nel 1231 le Costituzioni di Melfi che accentravano il potere nelle mani del sovrano e rifacevano la potenza dei feudatari. Scomunicato da Gregorio IX per il mancato adempimento della promessa di una Crociata in Terra Santa partì alla volta di Gerusalemme dove però riuscì a ottenere grosse concessioni per i cristiani con l’uso della diplomazia. Sfruttando il fatto, che appariva come uno scandalo, il pontefice riuscirà  a costituire una lega anti-imperiale alla quale presero parte anche i Comuni italiani. La lotta  andrà  avanti tra alterne vicende fino alla morte dell’imperatore nel 1250.Il papa approfittando della situazione cercò di insediare al trono del Regno di Napoli, Carlo d’Angiò, fratello del re di Francia. Carlo trovò però l’opposizione di Manfredi, figlio di Federico II che inizialmente ottenne una serie di successi, tanto che il partito ghibellino si affermò in molti comuni italiani, primo tra tutti Firenze, dove le milizie guelfe della città  furono sconfitte a Montaperti (1260) dai Senesi, ghibellini, aiutati dalle truppe dello stesso Manfredi. Questo fu tuttavia sconfitto pesantemente a Benevento da Carlo d’Angiò provocando un improvviso crollo del partito ghibellino in tutta Italia.La dominazione Angioina che impose tasse potenti e mise in posti di comando numerosi baroni francesi si alienò presto le simpatie del popolo che nel 1282 diede inizio, a Palermo a una sanguinosa rivolta (Vespri siciliani).

I rivoltosi chiamarono in loro aiuto Pietro III d’Aragona, che aveva sposato la figlia di Manfredi. Ebbe così inizio la cosiddetta Guerra del Vespro che si concluse soltanto nel 1302 con la Pace di Caltabellotta, in seguito alla quale la Sicilia sarebbe passata a un ramo cadetto della Casa d’Aragona. Il Regno di Napoli restò invece sotto la dominazione Angioina I primi comuni a svilupparsi in Toscana furono Lucca, Siena e Pisa. Lucca si era arricchita commerciando la lana con la Francia, Siena grazie alla sua posizione, sulla via Francigena che portava i pellegrini dal Nord Europa a Roma. Inoltre si erano sviluppate le banche, come quella create dai Salimbeni. Tra queste si va affermando, nei primi decenni del XIII secolo la città  di Firenze, inizialmente centro economico secondario. Inizialmente governata dagli aristocratici ghibellini passò nel 1250 nelle mani dei guelfi. Nel 1260, come si è detto, i ghibellini fuoriusciti alleati con Siena e con Manfredi sconfissero i fiorentini a Montaperti e restaurarono il dominio aristocratico della città . Ma quando nel 1266 Manfredi fu sconfitto a Benevento la città  passo definitivamente ai Guelfi.Firenze iniziò allora una politica di prepotente espansionismo, sconfisse nel 1269 Siena e nella battaglia di Campaldino (1289) inflisse una clamorosa sconfitta ad Arezzo. Pistoia venne sottomessa e nel 1293 anche Pisa dovette adattarsi all’egemonia fiorentina.Alla fine del XIII secolo ripresero le lotte interne tra i Guelfi Bianchi sostenuti dalla famiglia dei Cerchi e i Guelfi Neri, sostenuti dai Donati. Il conflitto sfociò in una guerra civile che si concluse nel 1302, con l’intervento del papa Bonifacio VIII con l’esilio dei Bianchi (tra cui anche Dante Alighieri).

A questo periodo risale anche la riforma di Giano della Bella che aumentava il numero delle Arti e istituiva il Gonfaloniere di Giustizia, rappresentante del popolo posto a salvaguardia degli interessi dei ceti più umili.Genova e Venezia (1204-1381)La rinascita cultuale nei ComuniL’affermazione delle signorie nel nord italia (1259-1328)Il declino del Papato e dell’Impero (1302-1414)La crisi del Trecento e la rivolta dei Ciompi (1378)Gli stati regionaliLa signoria dei Visconti (1311-1402)Affermazione dei Medici a Firenze (1382-1434)Il regno di Napoli tra Angioini e Aragonesi (1309-1442)Le lotte tra gli stati italiani (1412-1454)La Pace di Lodi e la politica dell’equilibrio (1454-1492).