Dal Rinascimento al Regno d’Italia

Agli inizi del XVI secolo buona parte degli stati italiani fu occupata o entrò nell’orbita di Francia o Spagna, che lottarono lungamente per il predominio in Europa. I primi anni videro anche l’espansione dello Stato Pontificio, grazie a varie campagne intraprese dal papa Giulio II, il quale nel 1506 conquistò Bologna e Perugia. Si dovette al papa stesso la sottomissione della penisola italica a potenze straniere, in quanto nel 1512, quando scacciò i francesi oltre le Alpi, si dovette alleare con altre potenze, in primo luogo la Spagna. Lo scontro tra francesi e spagnoli per il dominio della penisola continuò infatti negli anni, culminando nella battaglia di Pavia del (1525), vinta dai celebri tercios castigliani, ed il crollo delle posizioni francesi in una Regione chiave come la Lombardia, iniziò, di fatto, l’egemonia spagnola in Italia ratificata, una trentina d’anni più tardi, dalla pace di Cateau-Cambròsis.

La Spagna esercitò da allora, e per oltre un secolo e mezzo, il dominio diretto su tutta l’Italia meridionale ed insulare, sul Ducato di Milano e sullo Stato dei Presidi nel sud della Toscana. Lo Stato della Chiesa, il Granducato di Toscana, la Repubblica di Genova ed altri stati minori furono costretti di fatto ad appoggiare la politica imperiale spagnola. Il Ducato di Savoia, tendente a convertirsi in ago della bilancia fra Francia e Spagna divenne nella realtà  dei fatti un campo di battaglia fra queste due potenze. Solo la Repubblica Veneta riuscì a conservare una relativa indipendenza che però non fu sufficiente a preservarla da una lenta ma inesorabile decadenza. Dopo la pace di Utrecht (1713), l’eredità  degli Asburgo di Spagna fu raccolta dal ramo austriaco di questa grande famiglia che riuscì ad insediarsi stabilmente in Lombardia e successivamente anche in Toscana (con gli Asburgo-Lorena). Nei primi decenni del XVIII secolo i sovrani d’Austria si impossessarono anche del Regno di Napoli, ceduto nel 1734, dopo la disfatta di Bitonto, ai Borboni di Spagna.In età  moderna, l’Italia, e, più in generale, tutta l’Europa meridionale, ebbe a soffrire dello spostamento delle grandi rotte commerciali dal Mediterraneo all’Atlantico, chiaramente percepibile a partire dagli ultimi decenni del ‘500.

Le devastazioni belliche a seguito della guerra dei trent’anni che colpiranno soprattutto l’Italia settentrionale. Il principale di questi scontri che vide contrapposti gli interessi imperiali a quelli francesi fu la guerra di successione di Mantova e del Monferrato. la forte pressione fiscale esercitata dalla Spagna sui suoi domini dovuta alle esorbitanti spese di guerra, che invece si farà  sentire con gravissime conseguenze in tutto il meridione ed in Lombardia, i vuoti lasciati dalla grave pestilenza del 1630 avranno effetti devastanti sull’economia italiana del tempo. E’ un dato di fatto che fin dal quarto decennio del XVII secolo quasi tutta l’Italia era passata ad essere un’area con gravi problemi di sottosviluppo economico, politicamente amorfa, socialmente disgregata. Fame e malnutrizione regnavano incontrastate in molte regioni peninsulari e nelle due isole maggiori.Il declino culturale dell’Italia non marciò di pari passo con quello politico, economico e sociale. E’ questo un fenomeno riscontrabile in molti paesi, Spagna compresa. Se nel ‘500 il rinascimento italiano produsse i suoi frutti più maturi e si impose all’Europa del tempo, l’arte ed il pensiero barocchi, elaborati a Roma a cavallo fra ‘500 e ‘600 avranno una forza di attrazione ed una proiezione internazionale non certo inferiori. E’ comunque un dato di fatto che ancora per tutta la prima metà  del ‘600 ed oltre, l’Italia continuò ad essere un paese vivo, capace di elaborare un pensiero filosofico (Giordano Bruno, Tommaso Campanella, Paolo Sarpi) e scientifico (Galileo Galilei, Evangelista Torricelli) di altissimo profilo, una pittura sublime (Caravaggio), un’architettura unica in Europa (Gianlorenzo Bernini, Borromini, Baldassare Longhena, Pietro da Cortona) ed una musica, sia strumentale (Arcangelo Corelli, Girolamo Frescobaldi, Giacomo Carissimi) che operistica (Claudio Monteverdi, Cavalli) che fece scuola.

A questo proposito ricordiamo che il melodramma è una tipica creazione dell’età  barocca.Attorno agli anni ’30 del XVIII secolo, assistiamo ad una timida ripresa dell’economia italiana che si consolidò, soprattutto nel meridione, nei decenni successivi. L’illuminismo, nato in Inghilterra, ma diffusosi in Italia attraverso l’intermediazione dei philosophes francesi iniziò a far sentire i suoi benefici influssi nel nord (Parma) come a Napoli e in Sicilia, dove regnò uno dei più grandi sovrani europei del tempo: il futuro Carlo III di Spagna. L’Austria, che, come abbiamo già  visto, si era sostituita alla Spagna come potenza egemonica in Italia, soprattutto nella sua parte centro-settentrionale, fu governata da alcuni monarchi particolarmente capaci, Maria Teresa e Giuseppe II in particolare, che introdussero in Lombardia, nel Trentino e nella regione di Trieste (la futura Venezia Giulia) delle riforme atte a fomentare lo sviluppo economico e sociale di quelle terre.Verso la fine ‘700 sulla scena politica italiana si affacciò Napoleone Bonaparte. Questi nel 1796, comandò, come generale, la campagna italiana, al fine di far abbandonare al Regno di Sardegna la Prima coalizione, creata contro lo stato francese, e per far arretrare gli austriaci.Gli scontri iniziarono il 9 aprile, contro i piemontesi e nel breve volgere di due settimane Vittorio Amedeo III di Savoia fu costretto a firmare l’armistizio.

Il 15 maggio poi il generale francese entrò a Milano, venendo accolto come un liberatore. Successivamente respinse le controffensive austriache e continuò ad avanzare, fino ad arrivare in Veneto nel 1797. Qui si verificò anche un episodio di ribellione a causa dell’oppressione francese chiamato Pasque Veronesi, che tenne occupato Napoleone per circa una settimana. A ottobre del 1797 venne però firmato il Trattato di Campoformio con il quale la Repubblica di Venezia fu annessa allo stato austriaco, causando quindi la delusione dei patrioti italiani. Il trattato riconobbe anche l’esistenza della Repubblica Cisalpina, la quale comprendeva Lombardia, Emilia Romagna oltre a piccole parti di Toscana e Veneto, mentre il Piemonte venne annesso alla Francia provocando qualche moto di ribellione. Nel 1802 venne poi denominata Repubblica italiana, con Napoleone Bonaparte, già  Primo Console della Francia, in qualità di Presidente.Il 2 dicembre 1804 Napoleone era incoronato Imperatore dei Francesi. In conformità  col nuovo assetto monarchico francese Napoleone divenne anche Re d’Italia, tramutando la Repubblica italiana in Regno d’Italia. Questa decisione lo mise in contrasto con l’Imperatore del neonato Impero austriaco Francesco II che, essendo prima di tutto Imperatore dei Romani, risultava de iure pure Re d’Italia. La situazione si risolse con la guerra contro la Terza coalizione: l’Austria venne sconfitta (2 dicembre 1805) e il trattato di Presburgo (26 dicembre 1805) pose di fatto fine al Sacro Romano Impero che verrà  però sciolto solo nel 1807.

L’anno successivo Bonaparte riuscì a conquistare il Regno di Napoli affidandolo al fratello e dandolo poi, nel 1808 a Gioacchino Murat. Inoltre Napoleone riservò alle sorelle Elisa e Paolina i principati di Massa e Carrara e Guastalla. Proprio nel 1808 il Regno d’Italia subì un ampliamento con le annessioni di Toscana e Marche.Nel 1809, poi, Bonaparte occupò Roma, per contrasti con il papa, che l’aveva scomunicato, e per mantenere in efficenza il proprio stato[12], relegandolo prima a Savona e poi in Francia. Con la conquista della Russia che Napoleone intraprese nel 1811 fu determinante per l’appoggio degli abitanti della penisola italiana. Questa si risolse con una sconfitta e molti italiani trovarono la morte. Dopo la fallimentare campagna di Russia gli altri stati europei si riorganizzarono coalizzandosi tra loro e sconfiggendo Bonaparte a Lipsia. I suoi stessi alleati, prima tra tutti Murat lo abbandonarono alleandosi con l’Austria. E’ Ormai abbandonato dagli alleati e sconfitto a Parigi il 6 aprile 1814 Napoleone fu costretto ad abdicare e venne mandato in esilio all’Isola d’Elba. Sfuggito alla sorveglianza riuscì a ritornare in Francia e a riprendere il potere. Guadagnò l’appoggio di Gioacchino Murat, che tentò di esortare, ma senza successo, gli italiani a combattere con il Proclama di Rimini. Sconfitto Bonaparte anche Murat venne battuto e ucciso.

I regni creati in Italia scomparvero ed iniziò quindi il periodo storico della Restaurazione. Con la Restaurazione ritornarono sul trono gran parte dei sovrani precedenti al periodo napoleonico. Vennero uniti Piemonte, Genova e Nizza, oltre alla Sardegna che andarono a creare lo Stato di Savoia, mentre Lombardia, Veneto, Istria e Dalmazia andarono all’Austria. Si ricostituirono i ducati di Parma e Modena, lo Stato della Chiesa e il Regno di Napoli tornò ai Borboni.