La crisi economica

Il primo grosso problema che la dittatura dovette affrontare fu la pesante svalutazione della lira. La ripresa produttiva successiva alla fine della prima guerra mondiale portò effetti negativi quali la carenza di materie prime dovuta alla forte richiesta e ad un’eccessiva produttività rapportata ai bisogni reali della popolazione.

Nell’immediato, i primi segni della crisi furono un generale aumento dei prezzi, l’aumento della disoccupazione, una diminuzione dei salari e la mancanza di investimenti in Italia e nei prestiti allo stato.Per risolvere il problema, come in Germania, venne deciso di stampare ulteriore moneta per riuscire a ripagare i debiti di guerra contratti con Stati Uniti e Gran Bretagna. Ovviamente questo non fece altro che aumentare il tasso di inflazione e far perdere credibilità  alla lira, che si svalutò pesantemente nei confronti di dollaro e sterlina.Le mosse per contrastare la crisi non si fecero attendere: venne messo in commercio un tipo di pane con meno farina, venne aggiunto alcool alla benzina, vennero aumentate le ore di lavoro da 8 a 9 senza variazioni di salario, venne istituita la tassa sul celibato, vennero aumentati tutti i possibili prelievi fiscali, venne vietata la costruzione di case di lusso, vennero aumentati i controlli tributari, vennero ridotti i prezzi dei giornali, bloccati gli affitti e ridotti i prezzi dei biglietti ferroviari e dei francobolli.Sicuramente la trovata propagandistica più nota fu la famosa quota 90. Rivalutando la lira nei confronti della sterlina, Mussolini riuscì a far quadrare i conti dello stato, ma mise il paese fuori dai mercati d’esportazione poiché con tale mossa raddoppiò il prezzo delle merci italiane all’estero.

Quando poi il 29 ottobre 1929 Wall Street crollò, la parola d’ordine di Mussolini fu quella di ignorare totalmente l’evento pensando che la cosa non avrebbe toccato minimamente il nostro paese. L’economia nazionale entrò invece in una profonda crisi che portò alla nascita dell’IRI e che durò fino al 1937-1938. Solo nella metà degli anni 30 Mussolini si rese conto della situazione e solo allora svalutò la lira del 41% e introdusse nuove tasse. Da quel momento in poi egli non si preoccupò più dell’economia del paese, riversando tutte le sue energie nella guerra d’Etiopia e di Spagna prima e nella seconda guerra mondiale a fianco della Germania Nazista poi.