2 giugno 1946, 72anni fa: la scelta degli Italiani

2 giugno 1946, 72anni fa: la nascita della repubblica – Sono settant’anni che l’Italia ha scelto di essere una Repubblica. Settantadue anni in cui il Paese si è evoluto e trasformato, passando dalle macerie postbelliche alle sfide dell’economia globale, attraverso una storia che ha avuto anche momenti critici ma che è stata segnata dal progresso sociale e civile. Settant’anni raccontati giorno per giorno dai reporter dell’Ansa, sempre presenti sui fatti in Italia e nel mondo. Gli scatti di quei giorni ci ricordano, con la forza delle immagini, che i protagonisti di quella scelta furono icittadini. Furono loro a decidere, nel referendum del 2 giugno del 1946, se il Paese dovesse avere al vertice la monarchia di casa Savoia o se dovesse invece diventare una democrazia matura, in cui il potere politico trae la sua legittimità dal popolo. Fu quello il primo atto di una democrazia che ritrovava se stessa, dopo la buia parentesi del fascismo. Attraverso le immagini dell’Ansa riviviamo gli episodi salienti di quel momento chiave per la storia del Paese. Le fotografie in bianco e nero scattate in quella primavera di settanta anni fa restituiscono il clima di passione e di speranza che, al di là delle divisioni tra sostenitori della repubblica e della monarchia, animava tutto il popolo italiano.

Tutti erano consapevoli che era in gioco la qualità della democrazia italiana. Ma la campagna elettorale e le votazioni si svolsero pacificamente (qualche incidente scoppiò solo nell’imminenza della partenza del re). Fu una festa della democrazia, arricchita dal voto delle donne, che per la prima volta in Italia venivano chiamate alle urne in una consultazione nazionale.

Le fotografie mostrano le manifestazioni in piazza dei due schieramenti, le code ai seggi, l’entusiasmo per il successo della Repubblica, l’addio dei Savoia all’Italia, l’insediamento della Costituente e l’elezione del primo capo dello Stato, Enrico Di Nicola. Immagine storiche e che hanno fatto la storia, opera di professionisti che stavano reinventando il fotogiornalismo italiano, dopo gli anni in cui l’immagine fotografica era stata ridotta a strumento della propaganda di regime. Immagini che provengono dallo

sterminato archivio fotografico dell’Ansa (oltre 12 milioni di foto) che nel 1946 era già la principale agenzia del Paese e documentava con i suoi giornalisti e i suoi fotografi la nascita della giovane democrazia italiana. Ieri come oggi, sempre in prima linea.

LA CAMPAGNA ELETTORALE

E’ passato poco più di un anno dalla Liberazione. L’Italia è un paese sconfitto e gli alleati la tengono sotto stretta osservazione. La giovane democrazia italiana deve scegliere quale direzione vuole prendere: mantenere la forma monarchica, affidando ancora il vertice dello Stato ai Savoia, oppure imboccare la strada della Repubblica. All’inizio del 1946 i partiti stabiliscono di affidare la decisione agli elettori. Il 2 giugno i cittadini italiani saranno convocati alle urne per decidere con un referendum se l’Italia sarà repubblicana o monarchica. Dovranno anche eleggere l’Assemblea Costituente, che avrà il compito di scrivere la nuova Costituzione italiana.

Il ricorso al referendum si impone per varie ragioni. Innanzitutto perché il Paese è profondamente spaccato, anche geograficamente. Il Nord è nettamente in favore della Repubblica, al Sud la presenza monarchica è

molto forte. Ma le divisioni riguardano anche i partiti. Nella Dc la classe dirigente è perlopiù repubblicana mentre l’elettorato propende per la monarchia. I partiti di sinistra sono invece schierati per la Repubblica. Un accordo non è facile. Meglio evitare scelte dall’alto e dare la parola agli elettori.

La campagna elettorale vede le piazze riempirsi dei sostenitori dei due schieramenti. Il clima si riscalda, ma non ci sono incidenti. I fautori della Repubblica imputano a Vittorio Emanuele III non solo l’ascesa del fascismo ma anche la fuga

da Roma dopo l’armistizio. I monarchici rispondono sostenendo che la Repubblica è “un salto nel buio”. Il vecchio re compie una mossa a sorpresa: il 9 maggio abdica e lascia il trono al figlio Umberto, meno screditato nei rapporti con il fascismo e ben accetto agli angloamericani. I fautori della Repubblica rispondono con grandi manifestazioni di piazza nelle grandi città. La Dc non dà alcuna indicazione di voto. Per la prima volta dopo gli anni della dittatura gli italiani discutono, si informano, si dividono per una scelta che è interamente nelle loro mani.

IL VOTO DEL 2 GIUGNO

Le urne si aprono la mattina di domenica 2 giugno alle 7. I seggi chiudono alle 13 del giorno dopo. Gli aventi diritto sono 28 milioni, a recarsi nei seggi sono quasi 25 milioni di elettori. Metà sono donne: è la prima volta, in Italia. Alcune di esse hanno votato già qualche mese prima, nelle elezioni amministrative di marzo che avevano riguardato circa 400 comuni. Ma il 2 giugno sono tutte le elettrici italiane a essere chiamate a esprimersi. Le fotografie di quelle due giornate testimoniano l’emozione e la curiosità per questa svolta epocale: operaie, contadine, casalinghe, celebrità, l’onda rosa riempie i seggi e dà nuova linfa alla democrazia. I monarchici contano molto sul voto femminile, ma alla fine la maggiore propensione delle donne per casa Savoia, se mai esiste, non fa la differenza.

Vanno a votare tutti i leader politici. C’è Alcide De Gasperi, segretario della Dc e presidente del consiglio, che non ha voluto schierare il partito. Battagliero fino in fondo il leader dei socialisti Pietro Nenni, che ha coniato lo slogan “Repubblica o caos”. Vanno a votare anche re Umberto e sua moglie la regina Maria Josè. Ai seggi tutto procede senza polemiche. Durante la campagna elettorale i monarchici hanno protestato perché il simbolo che raffigura la Repubblica è quello di una testa femminile con una corona turrita: sostengono che potrebbe indurre in errore gli elettori analfabeti (nel 1946 sono ancora molti) che vogliono votare per la monarchia. Ma il simbolo non viene cambiato, anche perché quello scelto dai monarchici è inequivocabile: lo stemma sabaudo sopra il profilo dell’Italia.

LA PROCLAMAZIONE DEL VOTO

Dalla chiusura delle urne alle 13 del il 3 giugno passano molti giorni prima che il risultato del referendum venga proclamato ufficialmente. Quindici, per l’esattezza. Lo spoglio è lento, la macchina elettorale non è ancora rodata. I verbali e le schede arrivano mano mano nella sala della Lupa di

Montecitorio, dove il conteggio avviene alla presenza dei vertici della Corte di Cassazione. Già dalle prime ore sembra chiaro che la Repubblica ha avuto un maggior numero di voti. Le voci riferiscono che il ministro della Real Casa Falcone Lucifero avrebbe detto al re: “Prepariamoci al commiato”. Il cinque giugno trapelano i primi risultati informali, che danno una chiara vittoria alla Repubblica. Il giorno dopo i giornali escono con la notizia in prima pagina. “E’ nata la Repubblica Italiana”: una celebre foto mostra il primo piano di una ragazza radiosa che tiene alzata sul capo la prima pagina del Corriere della Sera che ha questo titolo.

Ma per i risultati definitivi i bisognerà attendere ancora. Il 10 giugno la Cassazione comunica i dati sui voti andati ai due schieramenti: la Repubblica ne ha avuti 12 milioni 717 923 (pari al 54,3 per cento) contro i 10.719 284 andati alla monarchia (45,7 per cento). Bisogna però ancora conteggiare le schede bianche ed esaminare i ricorsi presentati.

Lo scarto è grande ma nel campo monarchico si parla apertamente di brogli. I ritardi nella proclamazione dei risultati alimentano queste voci. Non mancano scontri violenti tra monarchici e forze dell’ordine in diverse città.

Nel frattempo Re Umberto resta al Quirinale: non intende muoversi fino arriverà la comunicazione ufficiale del risultato. De Gasperi rompe gli indugi : convoca il consiglio dei ministri nella notte tra il 12 e il 13 giugno, il re viene dichiarato decaduto e lo stesso De Gasperi viene nominato capo provvisorio dello Stato. Umberto protesta, ma non segue i consigli di chi gli chiede di resistere a oltranza. C’è anche, tra i monarchici, chi vorrebbe la proclamazione di un regno nell’Italia del Sud. Ma Umberto non vuole la guerra civile e si

rassegna: la mattina del 13 giugno ”il re di maggio”, parte alla volta di Cascais, in Portogallo, dove i Savoia vanno in esilio. Pochi giorni dopo, il 18 giugno alle ore 18, il presidente della Corte di Cassazione Giuseppe Pagano proclama a Montecitorio i risultati ufficiali e definitivi . L’Italia è una Repubblica.

LA COSTITUENTE E DE NICOLA

il 2 giugno del 1946 gli italiani non vengono chiamato soltanto a scegliere tra Repubblica e Monarchia. C’è da votare anche per l’elezione dell’Assemblea Costituente, che, come stabilito dal decreto

legislativo luogotenenziale del 16 marzo di quello stesso anno, dovrà redigere la nuova Costituzione italiana. Quelle del 2 giugno sono le prime elezioni nazionali libere dal 1924.

Primo partito risulta essere la Democrazia Cristiana, con il 35,2 per cento dei voti e 207 seggi . La Dc è seguita dai socialisti (20,6 per cento e 115 seggi ) e dai comunisti (18,93 per cento e 104 seggi). Più indietro gli altri partiti: repubblicani, azionisti, liberali e la nuova formazione dell’Uomo Qualunque. Sebbene il numero dei deputati sia stato fissato in 573 ne vengono eletti solo 556, in quanto le elezioni non possono essere svolte nelle province di Bolzano, Trieste, Gorizia, Pola, Fiume e Zara, il cui futuro doveva essere ancora deciso dalle potenze alleate.

La prima riunione dell’Assemblea si tiene nell’aula di Montecitorio il 25 giugno. Presidente viene eletto il socialista Giuseppe Saragat. Il primo atto della Costituente è l’elezione del capo provvisorio dello Stato. Molto rapidamente De Gasperi Nenni e Togliatti trovano l’accordo su Enrico De Nicola, un liberale napoletano della generazione prefascista, presidente della Camera dal 1920 al 1924, che viene eletto con un ampia maggioranza di voti (396 su 504 votanti). Uomo del sud e monarchico, De Nicola ha il profilo giusto per garantire anche i 10 milioni di italiani che hanno votato per il re. Proprio la sua fede monarchica gli impedisce di svolgere il suo ufficio di capo dello Stato dal Quirinale, che fino a pochi giorni prima era stata la casa dei Savoia. De Nicola preferisce insediarsi a Palazzo Giustiniani, alle spalle del Senato. Le foto mostrano proprio il corteo presidenziale preceduto dai carabinieri a cavallo che parte da Montecitorio e lo conduce proprio a palazzo Giustiniani.

L’Assemblea Costituente, oltre al compito di scrivere la Carta Costituzionale, ha anche la funzione di votare l a fiducia al governo, approvare le leggi di bilancio e ratificare i trattati internazionali. E’ proprio la Costituente a ratificare il trattato di pace di Parigi il 31 luglio del 1947.

Il testo della Costituzione viene approvato il 22 dicembre del 1947. L’assemblea costituente resta in carica fino al 31 gennaio 1948.