Il referendum popolare del 1944

Il decreto luogotenenziale n 151 del 25 giugno 1944, emanato durante il governo Bonomi, tradusse in norma l’accordo che al termine della guerra fosse indetta una consultazione fra tutta la popolazione per scegliere la forma dello stato ed eleggere un’assemblea costituente. L’attuazione del decreto dovette attendere che la situazione interna italiana si consolidasse e chiarisse: nell’aprile 1945 (fine della guerra) l’Italia era un paese sconfitto, occupato da truppe straniere, possedeva un governo che aveva ottenuto la definizione di cobelligerante ed una parte della popolazione aveva contribuito a liberare il paese dall’occupazione tedesca. Solo nella primavera dell’anno successivo fu possibile accelerare l’attuazione del decreto sul referendum. La campagna elettorale fu contrassegnata da incidenti e polemiche, soprattutto al Nord, dove i monarchici ebbero a scontrarsi sia con i repubblicani che con i “repubblichini” appena sconfitti. Allo scopo di garantire l’ordine pubblico venne creato, a cura del Ministero dell’Interno, diretto dal socialista Giuseppe Romita, un accessorio corpo della Polizia Ausiliaria, che ebbe discutibili forme di arruolamento (per lo più discrezionali) e che venne accusato dai monarchici di aver favorito alquanto apertamente la causa repubblicana.

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