Dopo il referendum crescono i sospetto di brogli elettorali

I monarchici attribuirono la loro sconfitta a brogli elettorali ed a scorrettezze nella convocazione dei comizi e nello svolgimento del referendum. Tra le questioni giudicate irregolari, quelle più rilevanti, secondo i monarchici, furono: molti prigionieri di guerra si trovavano ancora all’estero e quindi impossibilitati a votare, il referendum sarebbe quindi stato indetto intenzionalmente senza attenderne il rientro; parte delle province orientali (Trieste, Gorizia e Bolzano) non erano ancora state restituite alla sovranità  italiana, e quindi, non potendo prender parte alla votazione un numero di potenziali elettori superiore allo scarto effettivamente registrato, il risultato era da considerarsi parziale;  il clima di violenza durante la campagna elettorale aveva indebolito la campagna monarchica (la Polizia Ausiliaria fu accusata di aver duramente contribuito a questa situazione); i primi risultati pervenuti, indicavano una netta prevalenza di voti pro-monarchia; improvvisamente, dopo che anche al Papa era stato comunicato l’andamento, e dopo che lo stesso De Gasperi aveva telefonato al ministro della Real Casa per anticipare la sconfitta dei repubblicani, la situazione stranamente cambiò di colpo; Analisi statistiche, [senza fonte] fornite dai monarchici, avrebbero poi evidenziato come il numero dei voti registrati fosse largamente superiore a quello dei possibili elettori.