Dopo l’attribuzione della responsabilità della guerra a Vittorio Emanuele, i partiti mettono la corona in discussione

La maggior parte dei partiti già  attribuiva in effetti alla monarchia, ed a Vittorio Emanuele III in particolare, la responsabilità  di aver appoggiato il fascismo e quindi anche la responsabilità  di aver coinvolto l’Italia in una guerra disastrosa; ciò malgrado, alcuni in quel momento non reputavano utile né sostenibile con le forze del momento, aggiungere altri obiettivi quando la lotta in corso era già  tanto difficoltosa.

Qualcuno, più lungimirante, scorse anche la nitidezza del rischio che l’abbattimento dell’ultima istituzione, almeno formalmente perpetuante una parvenza di unitarietà , lasciasse il Paese privo di fattore legante, smembrato, possibile ed appetibile oggetto di spartizioni regionali da parte delle forze alla fine vittoriose.La situazione venne ad una svolta nel 1944 quando Palmiro Togliatti, segretario del Partito Comunista Italiano propose, in un discorso passato alla storia come “svolta di Salerno”, di accantonare la questione istituzionale fino alla fine della guerra. A questa soluzione convennero tutti i partiti, corroborati da una coerente sollecitazione delle (concordi) potenze alleate ed ovviamente, per quel che ancora poteva valere d’influenza, della Corona. Il PRI, obtorto collo, si adeguò, se non alla maggioranza, alla preponderanza.La posposizione fu “barattata” con la richiesta di estromissione di Vittorio Emanuele dalla politica diretta, e fu istituita la “luogotenenza”, con la quale un soggetto non compromesso con il recente passato avrebbe rappresentato la Corona; fu Umberto II di Savoia, erede al trono, di immediato generale gradimento.La LuogotenenzaCon questo nuovo istituto, i poteri regi sarebbero stati gestiti da Umberto, con il titolo di Luogotenente generale del Regno.L’accordo, in realtà , prevedeva anche che Vittorio Emanuele III non avrebbe abdicato (ma un simile atto era in verità richiesto da più parti e valutato positivamente anche da una parte dei monarchici), fino alla definizione della questione istituzionale. L’accoglimento della proposta togliattiana permise di formare un governo in parte idealmente rappresentativo del CLN e che quindi fu presentato come munito, in qualche modo, di un abbozzo di legittimazione democratica.

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