Gli anni del consenso

L’11 ottobre 1935 l’Italia venne sanzionata per l’invasione dell’Etiopia. Le sanzioni in vigore dal 18 novembre consistevano in: Embargo sulle armi e sulle munizioni Divieto di dare prestiti o aprire crediti in Italia Divieto di importare merci italiane Divieto di esportare in Italia merci o materie prime indispensabili all’industria bellica Paradossalmente, nell’elenco delle merci sottoposte ad embargo mancano petrolio e i semilavorati.In realtà  fu soltanto la Gran Bretagna a osservare le regole imposte dalle sanzioni.

La Germania hitleriana così come gli Stati Uniti furono i primi due paesi a schierarsi apertamente verso l’Italia, garantendo la possibilità  di acquistare qualunque bene. La Russia rifornì di nafta l’esercito italiano per tutta la durata del conflitto, ed anche la Polonia si dimostrò piuttosto aperta.In questo periodo l’Italia tutta si strinse intorno a Mussolini. La Gran Bretagna venne etichettata col termine di perfida Albione, e le altre potenze furono etichettate come nemiche perché impedivano all’Italia il raggiungimento di un posto al sole. Ritornò in voga il patriottismo e la propaganda politica spinse affinché si consumassero solo prodotti italiani. Fu in pratica la nascita dell’autarchia, secondo la quale tutto doveva essere prodotto e consumato all’interno dello stato. Tutto ciò che non poteva essere prodotto per mancanza di materie prime venne sostituito: il tè con il carcadè, il carbone con la lignite, la lana con il lanital (la lana di caseina), la benzina con il carburante nazionale (benzina con l’85% di alcool) mentre il caffè venne abolito perché «fa male» e sostituito con il “caffè” d’orzo. Nel 1929 l’autarchia entrò anche nel linguaggio.

Furono infatti bandite tutte le parole straniere da ogni comunicazione scritta ed orale: ad esempio chiave inglese diventò chiave morsa, cognac diventò arzente, ferry-boat diventò treno-battello pontone. Conseguentemente vennero rinominate tutte le città  con nome francofono dell’Italia nord-occidentale e con nome tedescofono dell’Italia nord-orientale: secondo la toponomastica fascista, per fare un paio di esempi, Courmayeur diventò Cormaiore e Kaltern diventò Caldaro. Inoltre si scoprì che anche l’uso del lei aveva origini straniere, perciò venne inaugurata una campagna per la sostituzione del lei con il voi, capeggiata dal segretario del partito Achille Starace. La guerra civile in Spagna Il 18 luglio 1936 scoppiò in Spagna la guerra civile che vide contrapposti le sinistre del Fronte Popolare, che erano al potere dalle elezioni del 1936, e la Falange, una forza ideologicamente paragonabile al fascismo. Questa organizzazione non sarebbe mai stata capace di mettere il potere nelle mani del generale galiziano Francisco Franco senza l’aiuto della Chiesa, dei nazisti tedeschi e dei fascisti.Allo scoppio delle ostilità  oltre 60.000 volontari accorsero da 53 nazioni in aiuto dei repubblicani mentre Mussolini e Hitler fornirono in via ufficiosa l’appoggio alla Falange. In questo contesto non di rado persone provenienti dall’Italia schierate dalle due parti si scontrarono in una vera e propria lotta fratricida. Gli italiani accorsi a combattere per la Seconda Repubblica Spagnola erano fra i più numerosi, per nazionalità  superati solo da tedeschi e francesi. Tra essi alcuni dei più noti nomi della resistenza al fascismo, come Emilio Lussu, Palmiro Togliatti, Pietro Nenni, Carlo Rosselli e il fratello Nello Rosselli (assassinati qualche tempo dopo in Francia).

Ciò che spinse Mussolini a lanciarsi in un’impresa senza alcun reale tornaconto fu probabilmente la possibilità  di offrire agli italiani reduci dalla conquista dell’Etiopia un’altra avventura bellica. Per Hitler invece la questione era legata alle materie prime presenti in Spagna: la Germania aveva infatti un disperato bisogno del ferro spagnolo che nel 1937 verrà  importato per una quantità  pari a 1.620.000 tonnellate. Inoltre il Fùrer voleva sondare la sua capacità  bellica in una sorta di test. Oltre al carattere economico di questo scontro, si deve evidenziare la lotta ideologica in corso, tra fronti popolari e fascismi, con la complicazione data dalla natura della repubblica spagnola, di chiara ispirazione socialista. Forse proprio per questo le democrazie liberali non difesero tenacemente la Spagna dall’aggressione fascista, che vedeva in un nuovo “stato rosso” un enorme pericolo. Si deve anche considerare che era presente un’ulteriore lotta ideologica tra socialisti e filosovietici che impedì una coesione totale nella battaglia antifascista.

Nessuno dei due dittatori ebbe comunque il tornaconto sperato dalla vittoria finale di Franco. Quest’ultimo infatti negherà  l’appoggio all’Asse e si dichiarerà  non belligerante nei confronti di Francia e Gran Bretagna allo scoppio della seconda guerra mondiale, rifiutando in seguito l’accesso alle divisioni tedesche che avrebbero dovuto assaltare Gibilterra. Mussolini, dal canto suo, non fu mai risarcito per le ingenti perdite di mezzi subite dall’Italia durante la guerra civile spagnola.