La nascita del Fascismo

All’indomani della Grande Guerra la situazione interna italiana era alquanto precaria: il Trattato di Versailles non aveva portato alcun beneficio allo Stato italiano, nemmeno alle rivendicazioni più moderate. Le casse statali erano quasi vuote anche perché la lira durante il conflitto aveva perso buona parte del suo valore, con un costo della vita aumentato di almeno il 450%.

Mancavano le materie prime e le industrie non riuscivano a convertire la produzione bellica in produzione di pace per assorbire l’abbondanza di manodopera ulteriormente accresciuta dai soldati di ritorno dal fronte.In una situazione simile nessun ceto sociale si sentiva soddisfatto, e soprattutto tra i benestanti s’insinuò una profonda paura di una possibile rivoluzione comunista sull’esempio russo. L’estrema fragilità  socio-economica portò spesso a disordini, che il più delle volte venivano stroncati con metodi sbrigativi e sanguinari.

Nascita del fascismo

Tra gli strati sociali più scontenti e più soggetti alle suggestioni ed alla propaganda nazionalista che, a seguito del Trattato di Pace, si infiammò ed alimentò il mito della vittoria mutilata, emersero le organizzazioni di reduci ed in particolare quelle che raccoglievano gli ex-arditi (truppe scelte d’assalto), presso le quali, al malcontento generalizzato, si aggiungeva il risentimento causato dal non aver ottenuto un adeguato riconoscimento per i sacrifici, il coraggio e lo sprezzo del pericolo dimostrati in anni di duri combattimenti al fronte. Fu questo il contesto nel quale il 23 marzo 1919 Benito Mussolini fondò a Milano il primo fascio di combattimento, adottando simboli che sino ad allora avevano contraddistinto gli arditi, come le camicie nere e il teschio.Il nuovo movimento espresse la volontà di “trasformare, se sarà  inevitabile anche con metodi rivoluzionari, la vita italiana” autodefinendosi partito dell’ordine riuscendo così a guadagnarsi la fiducia dei ceti più ricchi e conservatori, contrari a ogni agitazione e alle rivendicazioni sindacali, nella speranza che la massa d’urto dei “fasci di combattimento” si potesse opporre alle agitazioni promosse dai socialisti e dai cattolici popolari. Al neonato movimento mancava inizialmente una base ideologica ben delineata e lo stesso Mussolini non s’era in un primo tempo schierato a favore di questa o quell’altra idea, ma semplicemente contro tutte le altre. Nelle sue intenzioni il fascismo avrebbe dovuto rappresentare la “terza via”.

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