Teatri di guerra

Teatro africano: Il confronto militare tra Italia e Gran Bretagna venne inizialmente interpretato come una guerra imperiale, anche se il divario tra le risorse dei due paesi era enorme. I due scacchieri, in africa settentrionale e in africa orientale, presentavano problematiche differenti.

La sconsideratezza delle valutazioni del duce mise subito in una situazione critica le colonie dell’africa orientale, governate dal duca Amedeo di Savoia-Aosta. La situazione della Libia, quarta sponda italica, appariva differente e in apparenza molto migliore.

Teatro russo: La nascita del CSIR (Corpo di Spedizioni Italiano in Russia) può essere fatta risalire al 30 maggio 1941, quando Mussolini comunicò al generale Ugo Cavallero l’alta probabilità  di un attacco tedesco verso la Russia. Vennero rapidamente preparate 3 divisioni (le divisioni di fanteria “Pasubio” e “Torino” più la 3a divisione celere “Principe Amedeo d’Aosta”) che giunsero in Romania dopo un viaggio di 25 giorni lungo 2.315 km. L’inizio lasciò subito presagire le pessime condizioni in cui gli italiani avrebbero dovuto combattere: il fronte si spostava talmente rapidamente che il nostro Corpo si trovò a 400 km dalla zona di operazioni costringendo i soldati a estenuanti marce a piedi, che tagliarono fuori quasi subito la divisione Torino sprovvista di mezzi di trasporto. Inizialmente comunque il comando tedesco fu restio all’utilizzo delle truppe italiane poiché giudicate a ragione non equipaggiate per una guerra simile. Anche per i tedeschi comunque la situazione non era rosea, e quando Hitler chiese a Mussolini un ulteriore apporto di uomini quest’ultimo si trovò pronto ad inviare altre divisioni (divisioni “Ravenna”, “Cosseria” e “Sforzesca” seguite dalle leggendarie divisioni alpine “Julia”, “Tridentina” e “Cuneense”, alle quali in seguito si aggiungerà  la “Vicenza” chiamata anche “Divisione Brambilla” per l’anzianità  dei suoi uomini e la povertà  dell’armamento) trasformando il CSIR in ARMIR (Armata Italiana in Russia) o XXXV Corpo d’Armata con un effettivo di 220.000 uomini e 7.000 ufficiali, 17.000 automezzi ma soltanto 55 carri armati.

Dopo la sconfitta di Stalingrado iniziò la tragedia della ritirata. Durante le lunghe marce di ritorno, gli alpini accerchiati dovettero combattere con ostinate unità  russe che decimarono le nostre divisioni: la Tridentina perse 11.800 uomini, la Julia 15.650, la Cuneense 15.650, mentre la Vicenza ne perse 7.760. Mai, neppure nella prima guerra mondiale, gli italiani persero tanti uomini in così poco tempo. Con l’arrivo dei primi reduci le notizie delle condizioni al fronte iniziarono a circolare, facendo aumentare il malcontento della popolazione.

Grecia: L’invasione della Grecia fu messa in cantiere già  nel 1940 ma venne deciso di effettuarla proprio in un momento di smobilitazione dell’esercito, lasciando così il compito dell’invasione a sole 10 divisioni. Le motivazioni dell’attacco alla Grecia erano politicamente risibili, dato che si intendeva “rendere la pariglia” all’alleato tedesco vittorioso ovunque, senza tener conto della situazione sul terreno e affidandosi a non meglio confermate voci di un sicuro crollo del “corrotto” sistema politico greco. Un capolavoro di superficialità  e di faciloneria che sarà  pagato molto caro dai soldati italiani. La Grecia infatti resiste: il piccolo esercito greco è bene organizzato, e rispetto a quello italiano è meglio equipaggiato, oltre ad avere dalla sua il vantaggio di difendere posizioni montane molto aspre e difficili, soprattutto sul versante albanese. Subito bloccate dal fango greco, le nostre divisioni penetrano per pochi chilometri nel territorio nemico, e vengono colte dall’inverno prive del necessario equipaggiamento invernale. Quella che doveva essere una passeggiata militare fino ad Atene si trasforma in un pericoloso rovescio. I greci infatti passano al contrattacco penetrando in territorio albanese, e arrivano a minacciare la tenuta stessa del fronte. Solo disperati sacrifici delle divisioni italiane impegnate eviteranno il peggio. I comandi italiani, sostituiti vorticosamente da un Mussolini furibondo, dovranno aspettare l’intervento tedesco in primavera. La Germania interverrà  per eliminare il pericolo iugoslavo (dopo la denuncia del patto tripartito con l’Asse) e nel contempo per dare manforte agli italiani contro la Grecia. Il governo greco si vedrà  costretto a trattare la cessazione delle ostilità , ma prima con i tedeschi e solo dopo con gli italiani, ai quali la campagna è costata 80 mila uomini.

Inghilterra: Mussolini decise di mandare una contingente aereo (il CAI, Corpo Aereo Italiano, al comando del generale Fougier) in Belgio per partecipare alla Battaglia d’Inghilterra. Tuttavia il comando tedesco relegò gli italiani a compiti di secondo livello data l’inadeguatezza degli aerei. L’avventura durò poco e produsse risultati allarmanti. Gran parte degli aerei furono fatti rientrare in Italia con l’aggravarsi della situazione in Libia.

Le colonie durante il fascismo: Durante il fascismo l’Eritrea fu oggetto di un ambizioso progetto di modernizzazione, voluto dal Governatore Jacopo Gasparini, che cercò di tramutarla in un importante centro per la commercializzazione dei prodotti e materie prime. La colonia Eritrea venne inglobata nell’Africa Orientale Italiana nel 1936, diventando uno dei sei governi in cui era diviso il vicereame. Nel 1941 la colonia venne occupata, insieme al resto dell’Africa Orientale Italiana, dalle truppe britanniche.All’inizio della seconda guerra mondiale, nel maggio 1940 le truppe italiane occuparono la Somalia britannica (Somaliland), che fu amministrativamente incorporata nella Somalia italiana. Nei primi mesi del 1941 le truppe inglesi occuparono tutta la Somalia italiana e riconquistarono anche il Somaliland. Dopo l’invasione da parte delle truppe alleate nella seconda guerra mondiale la Somalia Italiana fu consegnata all’Italia in amministrazione fiduciaria decennale nel 1950.Nel 1934, Tripolitania e Cirenaica vennero riunite per formare la colonia di Libia, nome utilizzato 1.500 anni prima da Diocleziano per indicare quei territori. L’Italia perse il controllo sulla Libia, quando le forze italo-tedesche si ritirarono in Tunisia nel 1943.

Dopo la fine della guerra, la Libia venne provvisoriamente amministrata dalla Gran Bretagna fino al conseguimento definitivo dell’indipendenza nel 1951.Negli anni Venti e Trenta l’amministrazione del dodecaneso da un lato portò degli ammodernamenti, come la costruzione di ospedali e acquedotti, ma si distinse anche per il tentativo di italianizzare con diversi provvedimenti le dodici isole, i cui abitanti erano a maggioranza di lingua greca, con la presenza di una minoranza turca ed ebraica. Nel settembre 1943 dopo l’Armistizio di Cassibile, i soldati del Terzo Reich occuparono le isole. L’8 maggio del 1945 le forze britanniche presero possesso dell’isola di Rodi e tramutarono il Dodecaneso in un protettorato. Con il Trattato di Parigi (1947), gli accordi fra Grecia e Italia stabilirono il possesso formale delle isole da parte dello stato greco, che assunse pieno controllo amministrativo solamente nel 1948.Durante il regime fascista fu ampliati i possedimenti coloniali. Oltre a Eritrea, Somalia, Libia, dodecaneso e la concessione di Tientsin, entrarono nella sfera d’influenza italiana la già  citata Etiopia, l’Albania.Etiopia (1936 – 1941): L’Abissinia (l’odierna Etiopia) fu conquistata dalle truppe italiane, comandate dal Generale Pietro Badoglio dopo la guerra del 1935-1936.

La vittoria fu annunciata il 9 maggio 1936, il Re d’Italia Vittorio Emanuele III assunse il titolo di Imperatore d’Etiopia, Mussolini quello di Fondatore dell’Impero, e a Badoglio fu concesso il titolo di Duca di Addis Abeba.Con la conquista dell’Etiopia, i possedimenti italiani in africa orientale (Etiopia, Somalia ed Eritrea) furono unificati sotto il nome di Africa Orientale Italiana A.O.I., e posti sotto il governo di un Viceré.L’Etiopia fu la colonia italiana, insieme all’Eritrea, più interessata dalla costruzione di nuove strade, grandi infrastrutture (ponti, ecc.) e anche dalla sistemazione delle città , specie della capitale Addis Abeba secondo un piano regolatore prestabilito (nuovi quartieri, una nuova ferrovia). La breve presenza italiana, di soli 5 anni, e le difficoltà  di pacificazione della zona, non permise la sistemazione totale della città , che sarebbe dovuta essere il fiore all’occhiello del colonialismo italiano. Tuttavia, quale membro della Lega delle Nazioni, l’Italia ricevette la condanna internazionale per l’occupazione dell’Etiopia, che era uno stato membro.Nei primi mesi del 1941 le truppe inglesi sconfissero gli italiani ed occuparono l’Etiopia, anche se alcuni focolai di resistenza italiana si mantennero attivi a Gondar fino all’autunno del 1941. Inoltre si ebbe anche una guerriglia italiana durata fino al 1943. Gli inglesi reinsediarono il deposto Negus, Haile Selassie, esattamente cinque anni dopo la sua cacciata.Albania (1939 – 1943): L’Albania era sotto la sfera di influenza italiana dagli anni venti, e l’isola di Saseno davanti Valona era parte integrante del Regno d’Italia dai tempi della Pace di Parigi (1919).

Dopo alterne vicende, l’Albania venne occupata militarmente da truppe italiane nel 1939. Alla base di questa decisione, vi fu il tentativo di Mussolini di controbilanciare l’alleanza con la sempre più potente Germania nazista di Hitler, dopo l’occupazione dell’Austria e della Cecoslovacchia. L’invasione dell’Albania, iniziata il 7 aprile 1939 fu completata in cinque giorni. Il re Zog si rifugiò a Londra.Vittorio Emanuele III ottenne la corona albanese, e venne insediato un governo fascista guidato da Shefqet Verlaci. Le forze dell’esercito albanese vennero incorporate in quello italiano.Nel 1941 vennero uniti all’Albania il Kosovo, alcune piccole aree del Montenegro ed una parte della Macedonia ( territori già  iugoslavi).La resistenza contro l’occupazione italiana iniziò nell’estate 1942 e si fece più violenta e organizzata nel 1943: nell’estate del 1943 le montagne interne erano difatti sotto il controllo diretto della resistenza albanese guidata da Enver Hoxha. Nel settembre 1943 dopo la caduta di Mussolini, il controllo sull’Albania venne assunto dalla Germania nazista.A partire dal 1926-27 l’Albania entrò gradualmente nella sfera d’influenza dell’Italia ma solo nell’aprile del 1939 fu occupata militarmente da questo paese che le impose come sovrano Vittorio Emanuele III.Nel 1928, inoltre, gli italiani cominciarono a penetrare in Etiopia, divenuta ormai il principale interesse del fascismo, e gli etiopi ad attaccare il territorio italiano in Eritrea. L’incidente più importante, però, avvenne a Ual Ual, nel 1934, e Mussolini lo usò in seguito per giustificare la sua guerra contro lo stato etiopico.Mussolini, quindi, nel gennaio 1935 prese accordi con il ministro degli esterni francese, Pierre Laval per assicurarsi un sostegno diplomatico contro l’Etiopia.

Pochi mesi più tardi la società  delle nazioni riconobbe la buona fede di entrambi i Paesi, ma prima l’Etiopia, che presentò ricorso a marzo dello stesso anno, e l’Italia poi, con una dichiarazione del duce a Cagliari non erano soddisfatti.Il 2 ottobre del 1935, poi Mussolini dichiarò guerra all’Etiopia (Guerra d’Etiopia) e il giorno successivo iniziarono le operazioni, con un doppio attacco italiano proveniente sia dalle basi eritree, sotto il comando di De Bono, che da quelle somale, sotto al guida di Graziani. Contemporaneamente la Società  delle Nazioni decise di sanzionare l’Italia per aver attaccato uno stato membro, con pesanti ripercussioni sull’economia italiana. In poco tempo gli italiani avanzarono e sconfissero ripetutamente le truppe abissine. A novembre Pietro Badoglio sostituì De Bono e il 7 maggio 1936 l’Etiopia venne sconfitta ed entrò a fare parte del Regno d’Italia, divenuto Impero. Vittorio Emanuele III assunse infatti il titolo di “Imperatore d’Etiopia. L’Italia nella Seconda Guerra Mondiale (1940-1945)Nel 1940 l’Italia fu alleata con la Germania nazista nella Seconda Guerra Mondiale contro Francia e Regno Unito, dichiarando nel 1941 guerra alla Unione Sovietica e con l’Impero giapponese agli Stati Uniti d’America. Mussolini credeva infatti in una guerra lampo a favore della Germania di Hitler da cui poter trarre vantaggi come alleato.

Il 10 giugno 1940 l’Italia entrò quindi in guerra. I primi scontri ebbero luogo il 21 giugno sulle Alpi, contro la Francia, ormai attaccata dai tedeschi con la tattica del blitzkrieg, che portò allo stato fascista italiano la sola conquista di una piccola striscia nel sud del Paese, riportando i confini a prima del 1850, con l’esclusione di Nizza. Tra agosto e settembre cominciarono le operazioni nell’Africa. Il 3 agosto venne attaccata la Somalia britannica, che venne conquistata il 19 agosto. Contemporaneamente, a nord, le truppe comandate dal generale Rodolfo Graziani attaccarono gli inglesi stanziati in Egitto e si spinsero fino a Sidi el Barrani. Nello stesso momento lo stato maggiore fascista concentrò le sue mire espansionistiche in Grecia. Più volte bloccati dalla Germania durante l’estate nell’ottobre del 1940 gli italiani cominciarono a muoversi verso la penisola. Pensando di non trovare alcuna resistenza le truppe italiane avanzarono, ma tra novembre e dicembre i greci, aiutati anche dagli inglesi, passarono all’azione e costrinsero gli italiani a ritirarsi in Albania. Anche la flotta italiana subì alcune perdite tra gli uomini e il parziale affondamento della Corazzata Cavour e il danneggiamento di altre due navi a causa di un attacco dell’aviazione inglese al porto di Taranto. Intanto la situazione peggiorò anche in Africa.Gli insuccessi in Grecia portarono poi, il 4 dicembre alle dimissioni dal ruolo di capo di Stato Maggiore Pietro Badoglio, che venne sostituito dal generale Ugo Cavallero. Pochi giorni dopo, tra il 10 e l’16 dicembre gli inglesi iniziarono un’offensiva in Nord Africa, sconfiggendo le truppe italiane e riprendendosi Sidi el Barrani e la Baia di Sollum.

Nel febbraio 1941 gli inglesi sconfissero nuovamente gli italiani, in Egitto penetrando anche in Libia nella regione della Cirenaica. Contemporaneamente si registrarono i primi insuccessi anche nelle colonie del corno d’Africa, culminati il 20 maggio con la resa del Duca d’Aosta dopo la battaglia sull’Amba Alagi. In questa occasione all’esercito italiano gli fu reso l’onore delle armi da parte dei britannici. Nel marzo ripresero poi le operazioni in Grecia, ma nonostante gli sforzi fatti da Cavallero, l’esercito italiano venne nuovamente sconfitto e questo fatto causò la fine della Guerra parallela, così chiamata da Mussolini. Nell’aprile, quindi gli sforzi militari italiani si diressero verso la Jugoslavia al fine di anticipare i nazisti, senza ottenere grandi risultati. L’11 aprile i tedeschi si impossessarono dell’area balcanica, concedendo allo stato fascista di mettere nominalmente a capo dello stato croato un rappresentante di casa Savoia. L’influenza italiana si limitò solamente alle zone costiere e, in base ad accordi con il capo del governo croato Ante Pavelic, l’Italia avrebbe avuto per 25 anni il dominio del litorale della Croazia.

L’intervento tedesco nei Balcani fece rinviare la campagna in Russia, in quanto i nazisti avevano interesse a proteggere dagli inglesi gli stati satelliti. Nel giugno 1941, comunque venne intrapresa la campagna militare, con l’Operazione Barbarossa. Il governo italiano decise un’ampia partecipazione delle proprie truppe, temendo di avere un ruolo sempre più marginale nella guerra, mandando in azione il CSIR al comando del generale Giovanni Messe. Contemporaneamente l’arrivo di Rommel in Libia vide un netto miglioramento della situazione, ma con il passare dei mesi la scarsità  di rifornimenti dovuti all’affondamento di questi da parte degli inglesi stanziati a Malta fece arretrare nuovamente il fronte. In Russia il CSIR vinse alcune battaglie, ma, a partire da ottobre, l’inverno causò vari problemi ai soldati italiani, non muniti di sufficienti protezioni contro il freddo.Nel 1942 le operazioni italiane si concentrarono in Unione Sovietica e Africa. In entrambi i fronti, grazie alle truppe tedesche si ebbero frequenti successi: in Russia si conquistarono vasti territori e si arrivò a controllare durante l’estate anche Stalingrado, mentre nel nord Africa Rommel si spinse in Egitto, conquistò varie città , più importante delle quali Tobruch, facendo prigionieri molti inglesi, ma a causa degli attacchi dell’aviazione anglo-americana e dei rinforzi sempre meno frequenti si arrivò ad una sconfitta nella battaglia di El Alamein, che segnò la fine delle speranze dell’Asse di conquistare l’Egitto ed i campi petroliferi del Medio Oriente. A seguito di questa sconfitta cominciò la ritirata e gli italiani, non muniti di mezzi veloci vennero sconfitti dagli inglesi, con le divisioni Ariete e Littorio che vennero quasi completamente annientate dalla controffensiva.

La situazione peggiorò poi anche in Russia con l’avvicinarsi dell’inverno, infatti Mussolini non si era curato di rafforzare l’equipaggiamento delle truppe italiane appartenenti all’ARMIR, ex CSIR. Già  nell’estate vi erano state pesanti decimazioni nell’esercito italiano e nel dicembre 1942 cominciano le prime pesanti sconfitte, seguite dalla ritirata.

Related post

3 Comments

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.