• Maggio 27, 2020

I partigiani e l’epilogo del conflitto

Le sconfitte sia sul fronte africano che su quello russo causarono in Italia vari scioperi e un calo di consensi nei confronti del fascismo e di Mussolini. Intanto, in Africa, proseguì la resistenza delle truppe italiane, mentre in Russia procedeva la ritirata.A maggio venne presa Tunisi, ultimo baluardo dell’esercito regio italiano e poche settimane più tardi anche le isole di Lampedusa e Pantelleria, dando inizio all’Operazione Husky. Le difficoltà  militari colpirono anche Mussolini.

Il 24 luglio si riunì il Gran Consiglio del Fascismo e il mattino seguente il duce venne sfiduciato. Vittorio Emanuele III decise quindi di sostituirlo a capo del governo con Pietro Badoglio. Proprio mentre si trovava a colloquio con il re, Mussolini venne arrestato: il monarca aveva fatto circondare l’edificio dai carabinieri, e il duce viene portato a Ponza, in carcere. Successivamente fu trasferito a La Maddalena e sul Gran Sasso. Intanto il nuovo capo del governo Badoglio annunciò il continuo della guerra a fianco dei tedeschi, ma stava trattando l’armistizio con gli Alleati, che venne firmato il 3 settembre e reso pubblico l’8.Il giorno successivo il re e Badoglio fuggirono da Roma, andando in Puglia, sotto la protezione di inglesi e americani. Sempre in questi giorni le truppe italiane, che non avevano ordini precisi (e nella coscienza popolare l’8 settembre viene ricordato come il giorno del “Tutti a casa”), vennero catturate dai soldati tedeschi e molti componenti dell’esercito finirono prigionieri.Il 12 settembre una spedizione tedesca liberò Mussolini, che venne incaricato di formare un nuovo regno nel nord Italia.Il Paese si trovò così diviso in due: il Regno del Sud a fianco degli alleati contro la Germania e la Repubblica Sociale Italiana, formata dai reduci fascisti. Di fatto, erano entrambi due stati-fantoccio, rispettivamente degli anglo-americani e dei tedeschi.

In questo quadro drammatico, nacquero però le prime formazioni partigiane, che soprattutto nel centro-nord diedero vita al primo nucleo dell’Italia libera; tutte le formazioni si schierarono contro i fascisti, responsabili della guerra, ma non tutte contro la monarchia. Gli stessi partigiani si divisero, dando inizio così alla guerra civile italiana.Nascita dei partigianiTutte le formazioni partigiane riconobbero, nella diversità  dei loro ideali (da ex-ufficiali a comunisti, da cattolici a monarchici), l’obiettivo comune di cacciare dalla Penisola Mussolini ed il fascismo, considerati i responsabili del disastro che aveva colpito la nazione. La Resistenza con un paese troncato in due, occupato da diversi eserciti impegnati in una lotta all’ultimo sangue, gli italiani si ritrovarono in una posizione decisamente difficile. Nel Sud, la situazione era leggermente migliore, perché gli anglo-americani lasciarono un minimo di libertà  alle popolazioni, seppur litigando continuamente sulle azioni da intraprendere nei confronti del paese a guerra finita. Al Nord, la situazione era difficile ed ingarbugliata. Da un lato, c’era uno stato fantoccio della Germania nazista, che di libertà  non ne lasciava neppure a Mussolini, dall’altro i partigiani, che al di là  delle ideologie, lottano per l’obbiettivo comune che era la fine del fascismo prima e della guerra poi. Ma quando questi si trovarono a combattere contro altri italiani, mandati da Mussolini a fianco dei tedeschi per frenare l’avanzata alleata, nacque una vera e propria guerra civile, che ha avuto forti strascichi anche molti anni dopo la fine della guerra. Sicuramente, è indubbio che chi combatté nelle file della Repubblica Sociale Italiana era dalla parte dei nazisti, ma bisogna ricordare che, di quei giovani, molti non avevano semplicemente “aderito” al fascismo, ma vi erano “nati” dentro. Non avevano mai conosciuto altro regime che quello fascista, e si trovarono, così, plasmati dalla propaganda nera, e dunque senza scelta. E’ in quest’ottica che si parla di “Guerra Civile”.

L’11 gennaio 1944 furono fucilati a Verona, dopo un drammatico processo pubblico, degli ex gerarchi fascisti Galeazzo Ciano, Emilio De Bono, Luciano Gottardi, Giovanni Marinelli, Carluccio Pareschi, a seguito della condanna a morte che il tribunale decretato a tutti coloro che il 25 luglio 1943 avevano votato la sfiducia a Mussolini nell’ordine del giorno proposto da Dino Grandi al Gran Consiglio del Fascismo.Il 22 gennaio 1944 gli anglo-americani sbarcarono nell’Italia centrale, nella zona compresa tra Anzio e Nettuno. L’attacco, comandato dal Maggiore Generale John P. Lucas, aveva lo scopo di aggirare le forze tedesche attestate sulla Linea Gustav e di liberare Roma. La lunga battaglia che ne derivò è comunemente conosciuta come battaglia di Anzio.Il 24 marzo i nazisti compirono l’eccidio delle Fosse Ardeatine. Fu un massacro è il massacro eseguito a Roma ai danni di 335 civili italiani, come atto di rappresaglia per un attacco eseguito da partigiani contro le truppe germaniche ed avvenuto il giorno prima in via Rasella. Per la sua efferatezza, l’alto numero di vittime, e per le tragiche circostanze che portarono al suo compimento, è diventato l’evento simbolo della rappresaglia nazista durante il periodo dell’occupazione. Le “Fosse Ardeatine”, antiche cave di pozzolana site nei pressi della via Ardeatina, sono diventate un monumento a ricordo dei fatti e sono oggi visitabili. Nel maggio 1944 si accresce la sottomissione della Repubblica Sociale Italiana nei confronti della Germania nazista.

Il Trentino-Alto Adige, la provincia di Belluno e Tarvisio sono annesse al Terzo Reich.Il 5 giugno 1944, il giorno dopo la liberazione di Roma, Vittorio Emanuele III nomina il figlio Luogotenente Generale del Regno in base agli accordi tra le varie forze politiche che formano il Comitato di Liberazione Nazionale, che prevedono di «congelare» la questione istituzionale fino al termine del conflitto. Umberto, dunque, esercita di fatto le prerogative del sovrano senza tuttavia possedere la dignità di re, che rimane a Vittorio Emanuele III, rimasto in disparte a Salerno.Grazie agli approvvigionamenti ottenuti nell’inverno tra il 1944 ed il 1945 in primavera gli alleati poterono lanciare l’offensiva contro l’esercito tedesco sfondando in più punti la linea gotica portando gli alleati alla liberazione il 21 aprile 1945 di Bologna. L’ arrivo degli alleati a Milano fu anticipato dalla insurrezione partigiana proclamata dal CNL il 25 di Milano, questa data sarà  poi scelta come festività  nazionale per ricordare la liberazione.Le truppe nazi-fasciste capitolarono il 29 aprile 1945, ed il 2 maggio il comando tedesco firmò a Caserta la resa delle sue truppe in Italia e per procura anche la resa formale dei reparti della RSI.

Epilogo del conflitto e costo della guerraNell’aprile del 1945 le forze nazi-fasciste vennero sconfitte anche con il consistente contributo delle forze partigiane, formate da ex-militari sbandati dopo l’armistizio ma anche da donne, ragazzi ed anziani, e con un forte supporto delle popolazioni, che costò spesso gravi massacri per rappresaglia da parte delle forze occupanti.La fine della guerra vide l’Italia in condizioni critiche: i combattimenti risalendo la penisola ed i bombardamenti aerei avevano ridotto molte città e paesi a cumuli di macerie, le principali vie di comunicazione erano interrotte, il territorio era occupato dalle truppe angloamericane, ad eccezione dell’ area triestina che venne velocemente occupata dai partigiani titini per un periodo i sei mesi, ritirandosi solo a seguito di un ultimatum alleato. Il numero di italiani morti a causa della guerra fu molto elevato: sono stimati tra 415000 (di cui 330000 militari e 85000 civili) [31] e 443000 morti [32], stimando che la popolazione italiana all’inizio del conflitto fosse di 43.800.000 persone si arriva conteggiare circa una vittima ogni 100 italiani.Dalla fine della guerra fino agli anni ’50 avvenne anche l’esodo istriano durante il quale circa gran parte della popolazione di lingua italiana (in quantità  stimata tra un minimo 200.000 e un massimo 350.000 persone, [33]) abbandono’ i territori istriani e dalmati, occupati dagli yugoslavi rifugiandosi come profughi in Italia.

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