Nel giugno del 1948 per la prima volta Roma ospitava la parata militare in onore della Repubblica.

STORIA – Nel giugno del 1948 per la prima volta Via dei Fori Imperiali a Roma ospitava la parata militare in onore della Repubblica. L’anno seguente, con l’ingresso dell’Italia nella NATO, se ne svolsero dieci in contemporanea in tutto il Paese mentre nel 1950 la parata fu inserita per la prima volta nel protocollo delle celebrazioni ufficiali. Attualmente il cerimoniale prevede la deposizione di una corona d’alloro al Milite Ignoto presso l’Altare della Patria a Massa e una parata militare alla presenza delle più alte cariche dello Stato.Leggi tutto“Nel giugno del 1948 per la prima volta Roma ospitava la parata militare in onore della Repubblica.”

La parata militare del 2 giugno 2018

Ormai è deciso, la parata militare del 2 giugno si farà, le tradizionali celebrazioni saranno improntate a criteri di particolare funzionalità e sobrietà, sia per i limiti entro cui si svolgerà la rassegna militare, sia per i caratteri che assumerà l’incontro in Quirinale con i rappresentanti del Corpo Diplomatico, di tutte le istituzioni e di significative espressioni della società civile.

  • Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha confermato che si svolgeranno regolarmente le celebrazioni – ricevimento delle istituzioni al Quirinale e parata militare – previste per il prossimo 2 giugno, per festeggiare i settanta anni della Repubblica
    MODALITA’ DI ACCREDITO PER LA PARATA DEL 2 GIUGNO

Nascita della repubblica in sintesi

Il 2 giugno 1946 gli italiani e per la prima volta le italiane, furono chiamati a un referendum per decidere se l’Italia dovesse rimanere una monarchia, oppure se essa dovesse essere sostituita dalla repubblica. Vinse questa ultima con il 52% dei voti.

Dopo il referendum Umberto I lascia l’Italia

Umberto di Savoia lasciò l’Italia subito dopo il referendum, pur non riconoscendone la validità  e rifiutandone i risultati; non rinunciò mai ufficialmente alla corona, sebbene vada crescendo di credito l’ipotesi che la scelta di non avallare la reazione forzosa dei monarchici sia stata effettivamente intesa pro bono pacis. Prima di partire, affidò agli italiani la Patria e li sciolse (ciò che riguardava principalmente i militari) dal giuramento di fedeltà  al Re.

Il perché della sconfitta della monarchia

Una causa che portò alla sconfitta della monarchia fu probabilmente la figura di Vittorio Emanuele III, considerato un debole e non in grado di gestire gli avvenimenti cui si trovò di fronte. Le ragioni non erano né poche, né di poco conto. Fra tutte, nel 1922 il comportamento della casa regnante era stato determinante per l’ascesa del fascismo, e nel 1938, Vittorio Emanuele III aveva promulgato le leggi razziali.

Dopo il referendum crescono i sospetto di brogli elettorali

I monarchici attribuirono la loro sconfitta a brogli elettorali ed a scorrettezze nella convocazione dei comizi e nello svolgimento del referendum. Tra le questioni giudicate irregolari, quelle più rilevanti, secondo i monarchici, furono: molti prigionieri di guerra si trovavano ancora all’estero e quindi impossibilitati a votare, il referendum sarebbe quindi stato indetto intenzionalmente senza attenderne il rientro; parte delle province orientali (Trieste, Gorizia e Bolzano) non erano ancora state restituite alla sovranità  italiana, e quindi, non potendo prender parte alla votazione un numero di potenziali elettori superiore allo scarto effettivamente registrato, il risultato era da considerarsi parziale;  il clima di violenza durante la campagna elettorale aveva indebolito la campagna monarchica (la Polizia Ausiliaria fu accusata di aver duramente contribuito a questa situazione); i primi risultati pervenuti, indicavano una netta prevalenza di voti pro-monarchia; improvvisamente, dopo che anche al Papa era stato comunicato l’andamento, e dopo che lo stesso De Gasperi aveva telefonato al ministro della Real Casa per anticipare la sconfitta dei repubblicani, la situazione stranamente cambiò di colpo; Analisi statistiche, [senza fonte] fornite dai monarchici, avrebbero poi evidenziato come il numero dei voti registrati fosse largamente superiore a quello dei possibili elettori.